Mi piacciono le serie tv made in USA: dai polizieschi – Criminal Minds e NCIS – alle sit-com – irresistibile According to Jim, dai legali – Law and order – alla fantascienza – Flash Forward è la nuova droga. E fin qui, tutto normale. Più singolare è che mi piacciano anche quelle che raccontano vite e intrecci sentimentali. Non dovrei rientrare precisamente nel target di queste ultime, eppure … Sex and The City, Lipstick Jungle e, ultima scoperta, Gossip Girl. Pensandoci bene mi piacciono perchè hanno il passo delle classiche commedie americane di intrattenimento che, da Colazione da Tiffany fino a La verità è che non gli piaci abbastanza, ho sempre apprezzato. E poi, per le tre serie citate, c’è lei, la co-protagonista senza la quale non ci sarebbero neanche loro o comunque non sarebbero così: la grande mela. New York, in particolare in Gossip Girl, è presente e i luoghi sono precisi, riconoscibili, è il contesto dal quale la trama stessa non può prescindere. La storia completa andatevela a cercare su Wikipedia, vi dico solo che i dialoghi sono freschi, reali, le ambientazioni sono verosimili, le canzoni sono azzeccate, tutto è fresco e ben studiato. La colonna sonora è stata curata da Alexandra Patsavas, già supervisore sonoro di The O.C. e di Grey’s Anatomy e si sente. L’attrice protagonista di Gossip Girl è Blake Lively: potrebbe essere la next big thing di Holliwood. L’alternativa bionda a Megan Fox. Non le manca niente: occhi verdissimi, sorriso fulminante e gambe lunghe e ben fatte; poi una che mette esclusivamente minigonna e shorts in ogni occasione, non può che avere il nostro favore: voto 9.
Terzo singolo dall’album FutureSex/LoveSounds e terzo consecutivo a raggiungere la prima posizione della Billboard Hot 100. La canzone dal sapore vagamente bluesy è stata coprodotta da Timbaland, che ha partecipato anche ai cori del pezzo. Alla cinquantesima edizione dei Grammy Awards è stata nominata come disco dell’anno e miglior perfomance vocale maschile. Bello anche il video con la parteipazione di Scarlett Johansson.
New York, you’re perfect, Don’t please don’t change a thing. Cosa aggiungere, un’altra canzone per lei, un’altra ode a NY in questo blog, stanno diventando troppe? Ci sarà un motivo…
Mi ha da sempre infastidito il comportamento dei network radiofonici italiani. Ignorano canzoni che hanno buon potenziale ma che arrivano dalla periferia del pop preferendo mandare in onda pezzi di serie B del divo di turno. La sindrome da secondo singolo è la più irritante: esce il nuovo singolo del cantante famoso, è decente, magari anche bello e via in onda; poi esce il secondo singolo, spesso è mediocre e comunque una copia sbiadita del primo. E via in onda anche lui.
Nei post della serie Spotlight compariranno quelle canzoni che avreste potuto sentire per radio se ci fossero dei compilatori di playlist bravi, attenti e modesti come me.
Suono pieno e schiamazzante, daparty alternativo, con la collaborazione della sezione fiati degli Earth, Wind and Fire che si amalgama e si alterna alle vigorose e calde chitarre della band. Qui gli autori sono stati influenzati dalla città dove il disco è stato registrato: New Orleans.
Primo singolo dell’album: violino e chitarre, capriccioso e altalenante, tutto giocato sull’alternanza tra tensione e rilascio. Piacevole, resta in testa già dal primo ascolto.
NY ti incanta e ti travolge, ti fa innamorare e ti strapazza con i suoi ritmi folli. NY la devi un pò addomesticare. Poi, quando torni a casa, ti manca, ti sembra di essere immobile per quanto tu possa muoverti, ti sembra di essere nel deserto in ogni altro luogo, insomma ti viene il mal di New York perchè New York è come una dolce malattia.
Difficile spiegare da dove venga questo fascino: certo è che per chi ama il cinema e la musica americana, la letteratura e la cultura a stelle e strisce, le mille luci di New York risplendono nell’immaginario come poche altre.
Alcune cose che messo via durante questo viaggio:
Tre anni prima del suo debutto e successo da solista la newyorkese doc Norah Jones prestava la sua voce a Peter Malick interpretando questa dichiarazione d’amore alla città. La canzone è diventata un nuovo classico jazzy, propongo qui un remix in chiave urban, ovviamente!
I like too many things and get all confused and hung-up running from one falling star to another till I drop. This is the night, what it does to you. I had nothing to offer anybody except my own confusion. Jack Kerouac in On The Road (1957)